La ricetta della focaccia genovese

May 25th, 2010
Focaccia genovese

Focaccia genovese

Da alcuni mesi preparo una focaccia che fa impazzire gli amici americani che frequentano casa mia.
Si tratta di una classica focaccia ligure, ben alveolata, croccante e… unta.
Ho seguito la ricetta del blog di Vittorio che potete trovare a questo link.

Per ovviare ai soliti problemi di traduzione, ho convertito le unita’ di misura e aggiustato:

1 cup of water at about 70f
4 tbs extra virgin olive oil
1 tbs salt
1 tbs of sugar (or honey)
2 and 3/4 cups of all purpose flour (00 better)
2 and 1/2 ts of dry yeast

Preparazione

Versare acqua, sale, olio e zucchero nella macchina impastatrice (altrimenti a mano sul banco).
Aggiungere meta’ della farina e mischiare per un paio di minuti.
Aggiungere il lievito che avrete sciolto in acqua tiepida con poca acqua*
Impastare per 15 min a velocita’ bassa (2 del Kitchen Aid).

Stendere sul baco e coprire. Lasciare riposare 10 minuti.

Oliare la taglia. Rinforzate l’impasto piegandolo una volta su se stesso. Posare l’impasto sulla teglia e ungere la parte superiore. Lasciare lievitare in forno spento con luce accesa per 1 ora circa, fino al raddoppio dell’impasto.

Stendere l’impasto per tutta la lunghezza della teglia senza ‘tirare”. Pressare energicamente per ottenere il risultato. Cospargere abbondantemente di sale e lasciare riposare per 30 minuti.
Versare circa 1/4 cup di acqua sulla focaccia e un po di olio. Schiacciare con entrambe le mani (con tutte le dita) in maniera energica e profonda per tutta la focaccia, in modo da creare i caratteristici buchi.

Lasciare lievitare in forno per 1 o 2 ore a seconda del clima.
Cuocere a 440f a media altezza per 20 minuti circa
Una volta sfornata spennellare di olio la parte superiore e far asciugare su un rack per biscotti.

* Aggiustare con farina l’acqua aggiunta per sciogliere il lievito. La relazione deve essere di 2 parti di farina per ogni due di acqua.

Buon appetito!

Il caffe’ giapponese negli USA

May 14th, 2010
The Blue Bottle

The Blue Bottle

Tempo fa leggevo un articolo sul NYT sulla famosa macchina da caffe’ da 20000 dollari.
Si tratta di una maniera di preparare il caffe’ che e’ stata inventata negli Stati Uniti ad inizio del secolo scorso e poi caduta nel dimenticatoio. Il caffe’ prodotto riesce a mantenere tutto l’aroma del caffe’, senza tostare ulteriormente la miscela. Si basa sostanzialmente su due ampolle, una inferiore contenente l’acqua da bollire, una superiore che contiene la miscela. L’acqua in ebollizione si sposta nell’ampolla superiore dove rimane per il tempo necessario all’infusione, per poi ricedere per gravita’.
I giapponesi hanno reinventato questo principio aggiungendo una lampada alogena come fonte di calore, rendendo il tutto piu’ fancy e costoso con un’ottima operazione di marketing.

Il Blue Bottle cafe’ di San Francisco e’ stato il primo ad importare la famosa macchina, poi seguito, ovviamente, da un paio di cafe’ di Portland. Ho provato il caffe’ da Barista, qui nel Pearl ed e’ effettivamente unico.
Ovviamente ho subito voluto una diavoleria simile a casa e dopo un paio di ricerche ho trovato una macchina a vacuum per circa $80 che e’ capace di produrre un caffe’ molto simile a quello che vendono per $11 al bar.

Sono ormai due settimane e sia la Pavoni a pompa, sia la macchina per il caffe’ americano stanno facendo la polvere. Provare per credere…

PS: chiedo scusa ma d’ora in poi ho seppellito le a’, e’, u’ in quanto nel mio nuovo Mac non ho la tastiera italiana.

Super bowl 2010

February 7th, 2010

Eccoci arrivati a quello che è forse l’evento sportivo più importante negli Stati Uniti. E non solo a livello sportivo: milioni di persone seguono l’evento solo per i famosi commercials e per abbuffarsi e bere birra in compagnia.

Il Super Bowl è un evento mediatico enorme. Mediamente il 92% delle case americane si sintonizza sull’evento e gli sponsor si fanno la guerra per spendere i milioni di dollari necessari ad apparire per un minuto, oltre a quelli già spesi per preparare il clip pubblicitario.

Supermercati, ristoranti e fast food hanno pronti menu speciali, rigorosamente to-go. Di quel 98% credo che solo una piccola percentuale sia realmente interessata all’evento sportivo. Io sono uno di quelli: mi piace il football, ma non seguo la stagione e sinceramente non ho ben chiare tutte le regole. Farò un salto da Burgerville a prendere lo speciale 10 cheesburger for 10 buks, inviteremo un paio di amici e magari sarà l’occasione per assaggiare la mia prima Northwest Ale che ho imbottigliato alcuni giorni fa.

L’importanza del fai da te

February 5th, 2010

Una cosa che impar velocemente qui negli Stati Uniti è quanto la cultura del fai da te, DIY (do it yourself) sia permeante.

Ogni buon cittadino americano, specialmente di sesso maschile e soprattutto se vive in zone non densamente popolate, deve saper fare e disfare per proprio conto. Non mi riferisco a imbiancare la sala o il bagno, ma a vere e proprie attività di carpenteria.

Devi possedere “i tools” e devi dimostrare di saperli usare. Devi essere in grado di costruirti un mobile, aggiungere una stanza alla tua abitazione, riparare il radiatore della macchina, rifare l’impianto elettrico della casa e così via.

Ci sono numerosi grandi magazzini specializzati, tipo i nostri Leroy Merlin, ma ovunque e giganti, oltre ovviamente alla vendita online. Home Depot, Lowe’s, Harbor Freight solo per citarne alcuni.

La sega a tavolo

La sega a tavolo

Mio malgrado ho dovuto imparare a costruirmi quello che mi serve da buo do it yourselfer. Mi sono comprato, timidamente, i primi attrezzi, per poi andare “sul pesante” con quello che è considerato il vero e proprio battesimo del DIY: la sega a tavolo.
Con questo aggeggio non si scherza: devi saperlo maneggiare con forza e delicatezza allo stesso momento, per non lasciarci le falangi e creare tagli perfetti. Devi poi sapere quello che stai facendo: Google Sketchup la fa da padrona nella progettazione dei tuoi comodini e mobiletti. Poi devi fare comunità, ti devi iscrivere al forum dei segatori da tavolo e scambiare pareri, opinioni sull’ultimo modello Bosh e pacche sulla spalla virtuali quando uploadi foto del tuo ultimo, riuscitissimo, progetto.

Anche questo è essere americani.

La birra in casa

January 14th, 2010
Homebrewing

Homebrewing

Da qualche mese mi sto dedicando alla riscoperta di alcune ricette della cucina italiana. E’ una specie di hobby che mi tiene occupate le serate dopo il lavoro, mi lega alla nostra patria e serve come background per alcuni progetti futuri, tra cui la nuova edizione dei corsi di italiano e cucina e l’opportunità di entrare nel business della ristorazione.

Quando ci si dedica anima e corpo alla cucina italiana, un solo comune denominatore unisce le ricette: il tentativo di utilizzare ingredienti il più possibile naturali. La presenza di numerosi esercizi che vendono prodotti organici certo aiuta, ma il “fai da te” non ha eguali. Ecco allora che si inizia a farsi la pasta in casa, la pizza senza comprare la pasta già lievitata, ecc.

In preda a deliri culinari ho iniziato a crearmi la mia pasta madre, o lievito madre, e, alla maniera americana, a farmi la birra in casa. L’homebrewing inizia a prendere piede anche in Italia, ma qui ha una diffusione enorme. Qui a Portland ci sono almeno una decina di negozi specializzati, oltre alle centinaia di negozi online che spesso offrono spedizione gratuita.
Farsi la birra in casa non è solo un passatempo o una maniera per risparmiare qualche centesimo, anzi!
Occorre acquistare l’attrezzatura, che spesso per chi ha impulsi compulsivi da hobby come me corrisponde ad una spesa pari al reddito nazionale di alcune piccole nazioni. Inoltre richiede molto tempo.
Ma il vantaggio è quello di potersi produrre una birra su misura, mischiando i 4 componenti essenziali, acqua, malto, luppolo  e lievito.  Si possono generare combinazioni infinite ed avere una bevanda senza conservanti, se non si considera l’effetto conservante del luppolo.
Inoltre è un mezzo come un altro per socializzare: ci sono forum e gruppi online, spesso con declinazione locale, i negozi organizzano corsi per birrai della domenica e cose del genere.
Personalmente sono quello che si definisce un hophead, cioé un degustatore per il quale la presenza e l’aroma di luppolo non è mai abbastanza. Nel mio primo lotto, una Northwest Pale Ale ho messo tantissimo luppolo… tra 6 settimane vi saprò dire.

E’ un hobby che consiglio a chiunque. Prosit

Commentate!

January 8th, 2010

Senza commenti un blog è inutile
Dopo pochi mesi dal lancio del blog inizio a ricevere numerose email e complimenti. Mi fa molto piacere sapere che il blog piaccia e che possa servire a qualcuno. Non scrivo molto, e spero di essere più prolifico in futuro, magari sulla scia dell’interesse che il blog sta suscitando.

Vi chiedo ancora una volta di cercare di commentare i post. E’ più bello rispetto allo scrivermi una mail: in questo modo anche gli altri lettori potranno leggere le mie risposte ed eventuali consigli.

Allego una breve conversazione avuta con un ragazzo di Siena negli scorsi giorni. Credo che la sua situazione e il tono della sua email sia simile alle tante che ricevo:

Sono un ragazzo 14enne che vive. Nella ripetitiva Siena .mi sono appassionato a portland guardando le partite dei trail blazers.mi piacerebbe trasferirmi negli US appena finita la laurea in lingue (unico progetto in cantiere per il mio futuro. In inglese sono molto bravo quindi non sarebbe un problema. Per quanto riguarda l ottenere la green card so gia tutto. Volevo sapere se secondo il tuo parere ho possibilitá nel futuro di lavorare A portland senza una specializzazione in qualcosa.ti prego di rispondermi,scrivendo anche qualche consiglio per realizzare il mio sogno.

Ciao Tommaso,
scusa se ti rispondo solo adesso.. Sono stato in Italia un mese e ho dovuto riprendere con la normale vita al rientro.
Siena! Bellissima! Mia moglie ha studiato a Siena all’università per stranieri. Ci siamo conosciuti online, poi ci siamo frequentati a Siena per un anno (io sono di Milano, quindi avanti e indietro con la macchina). Poi ci siamo trasferiti negli USA e ci siamo sposati.
Se non hai fretta le opportunità ci sono. Il momento economico non è dei migliori, ma si dovrebbe sistemare nell’arco di qualche anno.
Ci sono numerosi caffé italiani che sono sempre alla ricerca di personale, specialmente italiano. Il mio consiglio è di dedicarti alla ristorazione. Sembra banale, ma è spesso il punto di partenza per noi italiani.
Inizia a lavorare in Italia come “paninaro” in qualche Bar, un panettiere, come aiuto in un ristorante. Fatti un po di esperienza da rivendere poi qui. Portland è essenzialmente una città basata sulla ristorazione, quindi avrai molte opportunità
Buona fortuna

La patente negli USA

November 17th, 2009

Finalmente mi sono deciso a fare la patente. Sino ad ora ho viaggiato con una machina in leasing con la patente italiana senza problemi.

Il leasing è scaduto, ho comprato una nuova macchina intestata a me e l’assicurazione mi ha chiesto $80 al mese in più sulla polizza per una patente internazionale. A differenza che in Italia, sulla polizza di assicurazione vanno indicati tutti i guidatori abituali, per esempio marito e moglie. Puoi ovviamente prestare la macchina ad altri.

La motorizzazione

La motorizzazione

Sono andato all’ufficio DMV della mia zona a prendere il libretto per studiare (rigorosamente di carta reciclata) e ho iniziato a studiare, più che altro le differenze rispetto al nostro CDS. Successivamente mi presento, da buon italiano, per “prenotare” l’esame scritto. Non si fa così: puoi andare quando vuoi e sostenere il test con un touch screen. L’esame della vista te lo fanno over the counter con una specie di macchina che assomiglia ad un microscopio. Ho fatto il test in maniera impeccabile e ho prenotato (questa volta si prenota!) il test drive. Ho fallito il test drive perché non avevo il tagliando dell’assicurazione con me, mea culpa.

Quindi ho riprenotato per settimana prossima. Quello che mi ha stupito è il costo qui in Oregon: 5 dollari per lo “scritto” e 9 per la prova di guida. A questo va solo aggiunto una cinquantina di dollari per il documento vero e proprio. Forse per questo non ho mai visto una scuola guida.

Alberta Street non è Porta Romana

August 23rd, 2009

E’ una domenica mattina di quelle “lazy”. Ieri un appuntamento di lavoro nello stato di Washinghton per forse quella che sarà la mia prima partecipazione in una corporation. Poi bbq con amici e colleghi di mia moglie nel Sw di Portland.
Oggi è previsto solo un lento annoiarsi, navigare al pc, prendersi cura degli acquari e magari una birra fuori prima di cena.

In questo lento galleggiare e rispondendo ad alcuni contatti che inizio ad ottenere dal blog, ho trovato questo articolo che paragona Milano a Portland.
I paragoni di questo genere lasciano sempre il tempo che trovano, spesso sono pieni di stereotipi. Ma questo articolo in particolare mi è piaciuto molto.
Sono di Milano e vivo a Portland, Oregon. Questo articolo parla delle mie due città ed scritto bene, coglie il senso di cosa siamo qui, abitanti weird di Portland. Strano, weird, va tradotto non con diverso, ma con “diverso approccio”. Prima di intraprendere qualunque azione, dalla più importante alla più irrisoria, i tatuati abitanti di Portland hanno sviluppato un senso critico che li porta inesorabilmente ad essere creativi e originali.
Se questo significa essere strani… voglio essere un freak.

Questo il link—>

Essere più originali

August 14th, 2009
stump-2

stumptowncoffee.com

E’ Agosto e come al solito qualche amico è venuto a farmi visita. Ancora una volta la gente che arriva per la prima volta a Portland si stupisce di come la città sia bella e vivibile. Non tutti gli Stati Uniti sono come Los Angeles!

I miei amici, con tanto di colletto Fred Perry regolarmente alzato (non sanno che qui si usava negli anni ‘80 e non si accorgono degli sguardi divertiti dei locali) ovviamente sapevano già cosa comprare, e dove mangiare e bere.
I soliti marchi che trovi anche in Italia, solo più economici per via del cambio. Non hanno nemmeno considerato le piccole boutique di designer locali dove si puo acquistare qualcosa di originale.
Altro classico è il caffé. Ogni italiano che si rispetti, quando in visita negli states, ha imparato che il nome del caffé è Starbucks. Non ho niente di personale contro la compagnia di Seattle, ma volevo solo far presente che esistono centinaia di piccoli produttori locali, specialmente qui nel north west.

Uno fra tutti è Stumptown Coffee, di Portland, Or.  Il loro caffé è molto più buono di Starbuks. I loro (pochi) locali aperti al pubblico sono molto originali e così la gente che li frequenta.
Per favore, siate più curiosi, non ve ne pentirete.

Lettera a San Paolo il grigliatore

May 17th, 2009

Copio e incollo, letteralmente, una mail spedita al carissimo amico Paolo in cui parlo del modo di grigliare qui negli Stati Uniti. L’estate è alle porte e la griglia fa tendenza :-)

Ciao Paolo,
l’altra sera eri troppo ubriaco per fare un discorso :-)
Sono contento che Maité tornerà a casa tra pochi giorni. So cosa significa vivere a distanza e non è affatto bello.

Qui tutto bene. Come ti dicevo ho preso un barbecue. Sono completamente diversi da quelli che usiamo da noi.
Ti faccio partecipe della mia esperienza culinaria :-)
Innanzitutto hanno il coperchio, e la brace molto lontana da dove cucini.
La mia griglia, che è abbastanza classica e diffusa, ha delle ventole di entrata sul fondo e delle ventole di uscita sul coperchio. Il trucco sta nell’erogare la giusta temperatura in maniera costante, smaneggiando con le ventole.
Ho cucinato delle costine (vendute e cucinate non tagliate, ma tutte attaccate) secondo la ricetta classica del sud. Vanno cotte a temperatura bassa (intorno ai 110 gradi) per circa 3 ore.
ho fatto le baby back ribs (la parte in alto, quelle più curve vicino alla lonza, con meno carne ma più magre).
4 ore prima le ho preparate massaggiandole con una polvere che ho fatto con zucchero di canna, zucchero, aglio in polvere, paprika, rosmarino in polvere, zenzero e sale.
Poi fuori dal frigorifero 30 minuti prima di cucinare.
Ho acceso la griglia, portata a temperatura. Poi ho messo la brace in un angolo, vasca di alluminio con acqua e sciroppo di mele e vino bianco nell’altro angolo (per tenere l’umidità).
Le costine sopra la vaschetta d’acqua, utilizzando il metodo classico della cottura indiretta: il calore proviene per convezione dall’alto, come in un forno per la pizza e non direttamente dalla brace.
Ho messo pezzi di legno di cedro tra le carbonelle e regolato il flusso d’aria. Il legno serve ad affumicare. Dopo 30 minuti aggiungi carbonella e altro legno. Questi legni di cedro o altro legname, a seconda dei gusti, le trovi ovunque, anche al supermercato. Per esempio Jack Daniels ha la sua linea di legni da affumicatura che vende nei supermercati, con la confezione nera e bianca.
Ogni ora aggiungi carbonella e giri le costine, ma sempre con la parte delle ossa sotto (le giri orizzontalmente, non metti mai la parte di carne verso il basso).
Prima di mettere le costine le devi spellare, cioé togli la pleura, lo strato gommoso dalla parte delle ossa che non fa passare fumo e profumi. Un casino da togliere.
Dopo 3 ore erano quasi pronte. Non sono stato a curarle come si fa da noi: cuociono a fuoco lento e se sei stato bravo puoi uscire un paio d’ore  a bere birrette :-)
Sembra strano, come quando fai il roast beef: devi crederci e lasciare la giusta temperatura per il giusto tempo a seconda del peso.
Gli ultimi 20 minuti ho spennellato con salsa barbecure (a base di pomodoro, zucchero e aceto, le vendono anche già fatte. Anche Jack Daniels ha la sua salsa bbq), fatto caramellare.
Erano strepitose: strato brucciacchiato, rosa dentro, la linea dell’affumicatura.

Qui la griglia è un’arte. Da un quartiere all’altro cambia tutto. Fanno anche le competizioni di griglia.
Guarda questo sito: http://www.amazingribs.com/

Con quello che costa qui la carne e col fatto che il vicino invece che essere infastidito dal fumo ma che invece apprezza e viene a fare due chiacchere, qui grigliare è un piacere.
Aggiungi che non abbiamo zanzare, che fa fresco e che la birra è strepitosa. Cosa chiedere di più? Devi venire a trovarmi :-)

A presto