Archive for the ‘Cultura’ Category

La festa della mamma

Sunday, May 12th, 2013

Quanto tempo senza scrivere sul Blog! Scusatemi! Gli impegni della quotidianita’ a volte ti travolgono per mesi.
Volevo ringraziare tutte le persone che mi hanno scritto e continuano a scrivere sia per email sia qui come commento.
Mi fa piacere che il mio piccolo blog vi piaccia. Sembra che riesca a comunicare quanto avevo in mente e mi rende felice.
Sono ormai piu’ di cinque anni che sono qui. Ufficialmente il quinto anniversario sara’ il 26 Maggio. Mi rendo sempre piu’ conto di quanto mi sto distaccando dall’Italia. Le chat con gli amici d’infanzia sono sempre piu’ infrequenti, ormai quasi tutti i bookmarks sono di siti americani. Non sapevo nemmeno che fosse morto Andreotti!
Il tempo passa e piano piano ti accorgi che stai camminando in una direzione. Ho sempre pensato di poter tenere i piedi in due scarpe ma non e’ cosi’ facile. Mi lamento? Vorrei tornare indietro? Neanche per idea!!! Lascio a voi il divertimento della situazione politico/economica italiana 😉

Tornando al titolo volevo fare gli auguri a tutte le mamme: buon Mother’s Day a tutte quante!

Fatevi un giro tra i bidoni blu

Thursday, January 5th, 2012

Goodwill outlet

Tutte le volte che torno in Italia mi ritrovo, volente oppure no, in conversazioni nelle quali alcuni individui sembrano conoscere gli Stati Uniti da cima a fondo semplicemente con un paio di viaggi come turisti (Sai, io sono stato anche a San Diego!).
Vivo qui da 4 anni circa e devo dire che ogni tanto mi rendo conto di quanto non conosca affatto questo paese.

L’ultima esperienza che mi e’ capitata sono i cosiddetti “bidoni blu”. Vi sara’ capitato di vedere alcuni thrift stores e consignments stores, soprattutto Goodwill, che e’ un colosso presente negli USA ed altri 15 paesi. La prima volta che ho visitato Goodwill mi sono chiesto chi mai avrebbe potuto comprare qualcosa in quel negozio. Dopo alcuni mesi mi sono trovato a comprare qualcosa. Poi a donare e poi ancora a sostenere il modello in se, da buon “alternativo”.

I bidoni blu sono un’altra bestia. Chiaccheravo con un amico il quale mi diceva di un luogo speciale per il people watching. U luogo dove ogni tanto ci portava una ragazza per un appuntamento, per stupirla. Il mio cervello pensava a qualche bar sulla 23esima ma mi sbagliavo di grosso. Tim mi parlava dei bidoni blu di Goodwill. In sostanza tutto quello che non viene venduto, che non puo essere venduto o che non si ha tempo di smistare finisce nei bidoni blu. Un immenso centro Goodwill localizzato alla periferia della citta’ (nel mio caso Portland, OR). Un capannone enorme con immensi bidoni blu, rigorosamente allineati in file parallele con ogni tipo di oggetto all’interno. Ho deciso di farci un giro. Sono andato preparato, come da consiglio di Tim: cane in macchina, difesa personale in tasca, guanti e mascherina. Ai bidoni si raccoglie il meglio e il peggio della citta’: hipsters in cerca di un pezzo vintage e homeless alla ricerca di un indumento per superare l’inverno, casalinghe annoiate, hoarders, collezionisti di antiquariato, pazzi in generale, curiosi come me e cosi via. La maggior parte sono immigrati russi clandestini alla ricerca di qualcosa da rivendere per tirare a campare. All’interno dei bidoni si trova di tutto: ci si puo’ tagliare, si possono trovare escrementi e oggetti assurdi. Il tutto viene venduto a peso e quando vedi una bilancia alla cassa ti ritrovi a pensare utopisticamente ad un modello alternativo di produzione.  Non so se questo sistema esistera’ mai, ma quello di cui sono sicuro e’ che in questo contesto, in un economia mondiale in affanno, anche i bidoni blu hanno un loro ruolo: digeritori della produzione. Sono l’ultimo passo prima della discarica o come direbbe il mio amico Tim, sono una discarica un po’ piu’ “fancy”. La prossima volta che passate di qua, fatevi un giro ai bidoni, non ve ne pentirete.

Figli nati all’estero

Tuesday, August 23rd, 2011

Julian at the NICU

In passato, pensando ai figli nati all’estero, magari mentre studiavo diritto privato, mi immaginavo coppie in viaggio durante gli ultimi mesi e gravidanze premature. Non avevo mai pensato ad una situazione piu concreta.
Il dieci giugno dello scorso anno e’ nato mio figlio Julian Miles al St. Vincent di Portland, Oregon.

E’stata un esperienza bellissima in se, come per ogni padre. A questo si e’ aggiunto il fatto di essere lontano dalla mia famiglia e amici. Ore in videoconferenza skype per mostrare il piccolo dall’altra parte del mondo.
Ovviamente sono seguite decine di domande di amici riguardo alle differenze rispetto a quanto avviene in Italia.
Vi dico come stanno le cose: i neonati nascono qui negli USA allo stesso modo in cui nascono in Italia: che ci crediate oppure no, passano attraverso la stessa via, cosi come avviene da migliaia di anni 🙂

Julian oggi

La differenza sta nel sistema ospedaliero: partorire qui e’ come partorire in una bella clinica privata. Un infermiera a te riservata, camera stile albergo con divano per il futuro padre, menu alla carta e cose di questo tipo.
Purtroppo mio figlio ha deciso di venire al mondo piu presto del previsto e quindi e’ stato trattenuto nella NICU (terapia intensiva prenatale) per circa 10 giorni. Fattura arrivata a casa dopo questo soggiorno: circa 60.000 (sessantamila) dollari americani, di quelli verdi.

Per fortuna abbiamo una buona assicurazione sanitaria

Il caffe’ giapponese negli USA

Friday, May 14th, 2010
The Blue Bottle

The Blue Bottle

Tempo fa leggevo un articolo sul NYT sulla famosa macchina da caffe’ da 20000 dollari.
Si tratta di una maniera di preparare il caffe’ che e’ stata inventata negli Stati Uniti ad inizio del secolo scorso e poi caduta nel dimenticatoio. Il caffe’ prodotto riesce a mantenere tutto l’aroma del caffe’, senza tostare ulteriormente la miscela. Si basa sostanzialmente su due ampolle, una inferiore contenente l’acqua da bollire, una superiore che contiene la miscela. L’acqua in ebollizione si sposta nell’ampolla superiore dove rimane per il tempo necessario all’infusione, per poi ricedere per gravita’.
I giapponesi hanno reinventato questo principio aggiungendo una lampada alogena come fonte di calore, rendendo il tutto piu’ fancy e costoso con un’ottima operazione di marketing.

Il Blue Bottle cafe’ di San Francisco e’ stato il primo ad importare la famosa macchina, poi seguito, ovviamente, da un paio di cafe’ di Portland. Ho provato il caffe’ da Barista, qui nel Pearl ed e’ effettivamente unico.
Ovviamente ho subito voluto una diavoleria simile a casa e dopo un paio di ricerche ho trovato una macchina a vacuum per circa $80 che e’ capace di produrre un caffe’ molto simile a quello che vendono per $11 al bar.

Sono ormai due settimane e sia la Pavoni a pompa, sia la macchina per il caffe’ americano stanno facendo la polvere. Provare per credere…

PS: chiedo scusa ma d’ora in poi ho seppellito le a’, e’, u’ in quanto nel mio nuovo Mac non ho la tastiera italiana.

Super bowl 2010

Sunday, February 7th, 2010

Eccoci arrivati a quello che è forse l’evento sportivo più importante negli Stati Uniti. E non solo a livello sportivo: milioni di persone seguono l’evento solo per i famosi commercials e per abbuffarsi e bere birra in compagnia.

Il Super Bowl è un evento mediatico enorme. Mediamente il 92% delle case americane si sintonizza sull’evento e gli sponsor si fanno la guerra per spendere i milioni di dollari necessari ad apparire per un minuto, oltre a quelli già spesi per preparare il clip pubblicitario.

Supermercati, ristoranti e fast food hanno pronti menu speciali, rigorosamente to-go. Di quel 98% credo che solo una piccola percentuale sia realmente interessata all’evento sportivo. Io sono uno di quelli: mi piace il football, ma non seguo la stagione e sinceramente non ho ben chiare tutte le regole. Farò un salto da Burgerville a prendere lo speciale 10 cheesburger for 10 buks, inviteremo un paio di amici e magari sarà l’occasione per assaggiare la mia prima Northwest Ale che ho imbottigliato alcuni giorni fa.

L’importanza del fai da te

Friday, February 5th, 2010

Una cosa che impar velocemente qui negli Stati Uniti è quanto la cultura del fai da te, DIY (do it yourself) sia permeante.

Ogni buon cittadino americano, specialmente di sesso maschile e soprattutto se vive in zone non densamente popolate, deve saper fare e disfare per proprio conto. Non mi riferisco a imbiancare la sala o il bagno, ma a vere e proprie attività di carpenteria.

Devi possedere “i tools” e devi dimostrare di saperli usare. Devi essere in grado di costruirti un mobile, aggiungere una stanza alla tua abitazione, riparare il radiatore della macchina, rifare l’impianto elettrico della casa e così via.

Ci sono numerosi grandi magazzini specializzati, tipo i nostri Leroy Merlin, ma ovunque e giganti, oltre ovviamente alla vendita online. Home Depot, Lowe’s, Harbor Freight solo per citarne alcuni.

La sega a tavolo

La sega a tavolo

Mio malgrado ho dovuto imparare a costruirmi quello che mi serve da buo do it yourselfer. Mi sono comprato, timidamente, i primi attrezzi, per poi andare “sul pesante” con quello che è considerato il vero e proprio battesimo del DIY: la sega a tavolo.
Con questo aggeggio non si scherza: devi saperlo maneggiare con forza e delicatezza allo stesso momento, per non lasciarci le falangi e creare tagli perfetti. Devi poi sapere quello che stai facendo: Google Sketchup la fa da padrona nella progettazione dei tuoi comodini e mobiletti. Poi devi fare comunità, ti devi iscrivere al forum dei segatori da tavolo e scambiare pareri, opinioni sull’ultimo modello Bosh e pacche sulla spalla virtuali quando uploadi foto del tuo ultimo, riuscitissimo, progetto.

Anche questo è essere americani.

La patente negli USA

Tuesday, November 17th, 2009

Finalmente mi sono deciso a fare la patente. Sino ad ora ho viaggiato con una machina in leasing con la patente italiana senza problemi.

Il leasing è scaduto, ho comprato una nuova macchina intestata a me e l’assicurazione mi ha chiesto $80 al mese in più sulla polizza per una patente internazionale. A differenza che in Italia, sulla polizza di assicurazione vanno indicati tutti i guidatori abituali, per esempio marito e moglie. Puoi ovviamente prestare la macchina ad altri.

La motorizzazione

La motorizzazione

Sono andato all’ufficio DMV della mia zona a prendere il libretto per studiare (rigorosamente di carta reciclata) e ho iniziato a studiare, più che altro le differenze rispetto al nostro CDS. Successivamente mi presento, da buon italiano, per “prenotare” l’esame scritto. Non si fa così: puoi andare quando vuoi e sostenere il test con un touch screen. L’esame della vista te lo fanno over the counter con una specie di macchina che assomiglia ad un microscopio. Ho fatto il test in maniera impeccabile e ho prenotato (questa volta si prenota!) il test drive. Ho fallito il test drive perché non avevo il tagliando dell’assicurazione con me, mea culpa.

Quindi ho riprenotato per settimana prossima. Quello che mi ha stupito è il costo qui in Oregon: 5 dollari per lo “scritto” e 9 per la prova di guida. A questo va solo aggiunto una cinquantina di dollari per il documento vero e proprio. Forse per questo non ho mai visto una scuola guida.

Vita facile in america

Friday, May 1st, 2009
uhaul

I famosi furgoni U-Haul

Nella vita quotidiana ci sono molte cose che gli americani hanno la fortuna di fare con meno stress.
I servizi al consumo sono in generale più sviluppati rispetto al mercato italiano, me ne accorgo ogni giorno.
Ricordo quando nel 2008 ho dovuto svuotare la mia casa in Italia per affittarla. E’ stata una piccola odissea: trovare un furgone a noleggio, andarlo a ritirare a 20 km da casa, trovare scatole e scatoloni, impacchettare il tutto, trovare un paio di amici volenterosi per aiutarmi con le cose pesanti, trovare spazio dove mettere tutta la mia roba, in attesa di venderla o di decidere cosa farne.

Altra musica qui negli Stati Uniti. Questa settimana sto organizzando il trasloco nella nuova casa di Alberta. Sul sito di Uhaul, azienda situata a Phoenix, AZ che noleggia furgoni dal 1945, trovi tutto quello che ti serve e ad un prezzo conveniente.
Scegli il tuo furgone, minivan o pickup. Accanto ad ogni modello ci sono le caratteristiche e quello che mediamente puoi trasportare senza problemi (ad esempio: adatto per un bilocale).
La successiva opzione riguarda la possibilità di andarsi a prendere il furgone oppure di avere un autista che te lo consegna sulla porta: non tutti gli americani hanno un auto e la usano per qualsiasi spostamento.
Puoi poi decidere se avere un autista invece che guidare un mezzo che potrebbe essere ingombrante.
Nelle successive schermate del sito hai l’opzione di noleggiare vari carrelli per il trasporto, acquistare scatole, nastro adesivo, coperture impermeabili per i mobili e altro.
Infine puoi decidere di avvalerti dell’aiuto di facchini, personale da Uhaul selezionato, per il trasporto.
Il tutto ad una cifra ragionevole e totalmente stress free.

Le parole che odio di più

Wednesday, April 29th, 2009
Barbapapa

Barbapapa

Dopo un anno di permanenza è venuto il momento di fare il punto della situazione.
Premetto di non aver mai studiato la lingua inglese seriamente, dato che per 13 anni ho studiato solo francese. La mia “carriera” di studente di inglese si limita a qualche ora 1-to-1 con un lettore irlandese e ad un trimestre in un piccolo college di Londra, durante il quale sono stato largamente assenteista.
In sostanza non ho mai studiato la grammatica e penso che non lo farò mai.
Allo stato attuale devo dire che i progressi ci sono. Non sbircio più i sottotitoli della tv, capisco gran parte delle conversazioni dove sono presenti più persone. Gli ambienti rumorosi sono meno problematici di quanto non lo fossero mesi fa.
Ho arricchito il mio vocabolario, me ne accorgo giorno per giorno: il tipico “ehhhmmm” intercalato in ogni frase è quasi scomparso e le parole vengono da sole.
Uso frequentemente costruzioni complesse con una certa facilità: sono ormai entrate nelle mie abitudini.
La mia pronuncia pare essere buona, così mi fanno notare, e non ho affatto il tipico accento italiano (vedi Peter Griffin quando ci imita).
L’unico problema è che continuo a sbagliare la pronuncia di certe parole. Sembra non ci sia modo di farmele entrare in testa.
Alcuni esempi di parole facili che mi mandano in blocco: beard, bird, bear e beer. A volte mi si mischiano nella testa, birra a parte.
Forse un giorno diventeranno meno problematiche. Per ora non mettetemi in un contesto in cui le debba usare tutte insieme in un periodo. E’ improbabile, ma mai dire mai.

Craigslist

Tuesday, April 28th, 2009

Una cosa che differenzia notevolmente le abitudini italiane da quelle americane sul web è l’utilizzo di Craigslist.
Da quando mi sono trasferito ho iniziato ad utilizzare CL per qualsiasi motivo: cercare un nuovo appartamento, una radio, lavoro, materiale vario per la casa, vendere cose inutili, partecipare ad eventi, biglietti di concerti, ecc.

Ogni tanto navigo la sezione italiana di CL, Milano e Roma e mi sorprende notare come non venga utilizzato. Potrebbe essere uno strumento potentissimo per le intermediazioni, nel bene e nel male, come la cronaca recente ci ha fatto notare.

Craigslist è un network centralizzato di comunità online, che ha sezioni dedicate ad annunci personali e non. Una sorta di secondamano della nuova generazione, gratuito per la maggior parte dei servizi, fatto e gestito dagli utilizzatori (gli annunci fraudolenti o contrari alle regole vengono segnalati dagli utenti stessi). Aperto nel 1995, con un organico di circa 30 persone ha fatturato più di 150 milioni di dollari nel 2007.